Sei Rom? Licenziata!

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La testimonianza di Marinela, attivista della campagna “Il mio nome e’ Rom” racconta un episodio di discriminazione nel lavoro di cui sono vittima tanti Rom. Dopo la dichiarazione di essere Rom il datore di lavoro prima pensa a uno scherzo poi la licenzia. “Nessun cliente vorrebbe essere servito da uno zingaro” è la motivazione.

I pregiudizi sui rom esistono da sempre. Ma mi meraviglia il fatto che ancora oggi siano presenti, addirittura aumentati.
Atti di discriminazione e odio nei confronti dei rom avvengono tutti i giorni. Io vedo atti simili sui mezzi pubblici, negli ospedali e così via e non faccio altro che cercare di combatterli, anche se non sono diretti alla mia persona. Purtroppo vi sono persone che assistono a scene di violenza, di discriminazione e non dicono nulla, al contrario ritengono corretto un comportamento del genere nei confronti dei Rom. Anche io ho subito una forma di discriminazione per il semplice fatto di aver detto di essere Rom.

Quando a 18 anni ho deciso di iniziare a lavorare per portare qualche soldo a casa, ho trovato lavoro in un pub di Bologna dove sono stata assunta con un contratto di apprendistato. Inizialmente le cose andavano molto bene: Mi sono integrata con i colleghi e andavo molto d’accordo anche con i titolare perché lavoravo tantissimo e apprendevo molto velocemente.
Dopo qualche mese, stufa di sentire commenti negativi sul conto della mia comunità, ho deciso di dire loro che sono una Rom. Il titolare non l’ha presa molto bene. Inizialmente ha pensato che fosse uno scherzo. Ma insistendo l’ho convinto.
Due giorni dopo fece una riunione con tutto lo staff e disse a tutti “se avete qualche segreto da dirmi, dite pure perché se no, finirete per essere licenziati come lei”, disse indicando verso di me. Poi continuò: “Sapete che cosa e’ lei? Lei è una zingara”. Tutti si voltarono verso di me e mi guardarono con stupore.

Io rimasi di stucco, a quel punto gli dissi che non avena motivo per licenziarmi, che non poteva fare distinzione per appartenenza culturale; lui mi rispose che il suo locale aveva un certo target di clientela e non voleva perdere i clienti per colpa mia. Mi disse: “Ma cosa pensi che diranno i clienti? Appena si sparge la voce, non verrà più nessuno qui. E io li capisco benissimo neanch’io vorrei essere servito da una zingara”. Fui licenziata. Sporsi denuncia contro di lui per atti discriminatori. Alla fine, dopo anni ho vinto la causa, ma non è stato un processo molto facile perché nessun collega mi ha fatto da testimone e lui mi ha accusato di furto.
Ma alla fine ho vinto la causa poiché ho avuto un bravissimo avvocato e il mio ex-datore di lavoro è stato costretto a pagarmi i danni morali.

Marinela Constantin è una degli attivisti Rom che frequenta il corso di formazione per portavoce  e leader Rom promossi dalla campagna“Romaidentity – Il mio nome è Rom”. Ha scritto questo articolo nell’ambito del percorso formativo condotto dall’Associazione Stampa Romanae e dall’Associazione Rom Sinti @ Politica.

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